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/ Diario / 13 maggio 2018 Salita al *Rifugio Fiori del Baldo* – Monte Baldo (Verona) da Prada-Costabella

Nordic Walking Staff 9 maggio 2018 Diario , Eventi , Eventi e Manifestazioni , , Uscite Nordic Walking Lascia un commento 547 Visualizzazioni

Camminata “itinerante” di Nordic Walking, panoramicissima, “unica” nel suo genere…

Il Rifugio Fiori del Baldo si trova sopra il lago di Garda con una veduta di 360° sulla pianura padana. Dal rifugio non è raro ammirare tutta la catena degli appennini, delle prealpi bresciane e il Monte Rosa. Nelle giornate più limpide, o subito dopo un temporale, si può ammirare l’imponente piramide del Monviso ed a est la laguna di Venezia.

Appena la neve lascia il posto ai verdi pascoli, questi si riempiono di fiori dai colori più bizzarri. Molte specie di fiori sono presenti solo sul Monte Baldo ed è per questo che hanno ricevuto l’appellativo di “baldensis”. Oltre alla famosissima flora vi è anche una ricchissima fauna. Il camoscio, che introdotto da alcuni anni, ora conta numerosi capi. Nel periodo di minore afflusso turistico (primavera, autunno) è facile incontrarlo sui sentieri, mostrando la sua curiosità e la sua tranquilla agilità nello scomparire ai vostri sguardi tra scoscese pareti rocciose.

È un sentiero impegnativo per il dislivello in salita. Il suo percorso segue sostanzialmente la funivia Prada-Costabella. I panorami sono stupendi!

Dalla stazione di partenza degli impianti di risalita di Prada-Costabella attualmente CHIUSI in attesa di rifacimento, si risalgono sostanzialmente le vecchie piste da sci.

In circa 1 ora si arriva al rifugio Mondini m. 1550 posto nei pressi della stazione intermedia della cabinovia che sale da Prada, poi si sale più decisi verso l’evidente rifugio Fiori del Baldo posto sulla Cresta di Costabella a m.1815, fino ad arrivare all’omonimo rifugio. Da lì, per chi avesse ancora gamba, un ulteriore strappo di 100 mt. e si giunge al Rifugio Chierego.

Ritrovo: ore 8.30 al casello autostradale di Affi.

Pranzo: libero al sacco o presso il Rifugio Fiori del Baldo.

Rientro: previsto nel tardo pomeriggio.

Per informazioni ed iscrizioni:

Formatore Sportivo Nazionale AICS di Nordic Walking Responsabile provinciale AICS di Nordic Walking

Naturopata ed Operatrice Shiatsu, diplomata presso la Scuola di Naturopatia dell’Istituto Riza di Milano, ideatrice e promotrice di Stretching Emozionale®…la Danza delle Emozioni come Qualità dell’Anima… Autrice di *Stretching Emozionale* (Casa Editrice OI Books Guides) Maestro Formatore in “Stretching Emozionale®…la Danza delle Emozioni come Qualità dell’Anima…” Consulente in Floriterapia dei Fiori di Bach secondo le “Nuove Terapie Esoteriche” di Dietmar Krämer. Operatore Reiki II Livello.

daniela.trentini@tiscali.it (e-mail) www.nordicwalkingtaoverona.it www.stretchingemozionale.it

Nordic Walking Tao® è una ASD affiliata ad Aics Verona. Iniziativa riservata ai soci.

Resilienza: trasformare gli ostacoli della vita in opportunità

Malvina Wenter ferite , ostacoli , resilienza , risorse

La realtà quotidiana ci costringe a confrontarci con ostacoli di vario genere e saper affrontare gli inevitabili urti della vita , come perdite, lutti, abbandoni, insuccessi o delusioni, significa essere resilienti.

Il termine deriva dal latino , che significa . In fisica indica la proprietà che alcuni materiali hanno di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti ad un impatto, uno schiacciamento o una deformazione. Indica quindi elasticità, la caratteristica cioè di alcuni materiali di assorbire molta energia in caso di urto, in contrapposizione ai materiali rigidi che viceversa in caso di impatto assorbono poca energia: l’oro e l’acciaio sono due metalli estremamente resilienti, mentre il diamante è un materiale duro ma fragile agli urti. Questa immagine può essere utilizzata come analogia per descrivere . Platone la chiamava “tymoidés”, la forza d’animo che risiede nel cuore,che ci viene in aiuto in ogni momento di scelta, di difficoltà, di svolta.

Resilienza non è equivalente a resistenza: essere resistenti significa avere la capacità di mantenersi in forze durante uno sforzo, una fatica, mentre essere resilienti equivale ad un piegarsi senza spezzarsi, significa essere flessibili . Alla resistenza passiva, la resilienza aggiunge una dimensione dinamica oltre che positiva: la capacità di fronteggiare e di ricostruire . Essere flessibili come una canna di bambù al vento, che si piega ma non si rompe. Diventare flessibili non significa ritornare come si era prima, ma adattarsi mettendo in campo le proprie risorse per gestire un cambiamento: come l’acqua, che vince su tutto perché si adatta a tutto, mentre è fragile soltanto colui che si irrigidisce.

Nel tentativo di tracciare le caratteristiche della persona resiliente, sono state compiute numerose ricerche (la prima delle quali è stata svolta dalla psicologa americana Emmy Werner negli anni ‘50) secondo cui tali individui sembrerebbero avere un quadro di personalità caratterizzato da livelli maggiori di perseveranza, umorismo, ottimismo, speranza, curiosità, creatività, umiltà, empatia, gratitudine e altruismo.

Considerare le caratteristiche di personalità che predispongono alla resilienza, però, è pericoloso perché induce a pensare che chi non possiede determinate caratteristiche, sia condannato a subire la vita, a rassegnarsi ad una continua lotta il cui esito è scontato: io perdo, non ce la faccio. Ma chi lavora nell’ambito della psicoterapia, sa che l’obiettivo è proprio quello di rendere resilienti i pazienti: il successo di una terapia consiste anche nello sviluppare resilienza lì dove si pensava non ci potesse essere. Dal punto di vista strategico la resilienza non viene definita come tratto di personalità né di temperamento né tantomeno un effetto dell’intelligenza della persona. Resilienti si diventa, non si nasce : sono le esperienze che ci forgiano. Per dirla con le parole Huxley. Possiamo pertanto imparare ad essere resilienti così come possiamo insegnarlo ai nostri pazienti.

Vorrei raccontarvi una storia.

Un giorno, apparve un piccolo bruco in un bozzolo; un uomo che passava lì per caso, si mise a guardare la farfalla che per varie ore si sforzava per uscire da quel piccolo buco. Dopo molto tempo, sembrava che si fosse arresa ed il buco fosse sempre della stessa dimensione. Pareva che la farfalla, ormai, avesse fatto tutto quello che poteva, e che non avesse più la possibilità di fare niente altro. Allora l’uomo decise di aiutarla. Prese un temperino ed aprì il bozzolo. La farfalla uscì immediatamente. Il suo corpo, però, era piccolo e rattrappito e le sue ali erano poco sviluppate e si muovevano a stento. L’uomo continuò ad osservare perché sperava che, da un momento all’altro, le ali si aprissero e fossero capaci di sostenere il corpo, e che la farfalla cominciasse a volare. Non successe nulla di tutto ciò. La farfalla passò il resto della sua esistenza trascinandosi per terra con un corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate. Non fu mai capace di volare.

Ciò che quell’uomo, con il suo gesto di gentilezza e con l’intenzione di aiutare non capiva, era che passare per lo stretto buco del bozzolo era il modo per far sì che la farfalla avesse il tempo necessario per crescere, svilupparsi e diventare in grado di volare.

Molti genitori si rivolgono al terapeuta preoccupati per l’ansia e l’insicurezza crescente dei propri figli. Ad un’indagine più approfondita emerge come l’iperprotezione e il sostituirsi a loro, anche nello svolgimento delle faccende più banali, abbia reso i figli sempre più incapaci di affrontare anche le più piccole difficoltà della vita, rendendoli individui privi di resilienza. È uno di quei casi in cui con le migliori intenzioni si ottengono gli effetti peggiori.

Sapete, ogni qualvolta aiutiamo un figlio o, ancora peggio, quando facciamo le cose al posto suo, lanciamo contemporaneamente due messaggi: il primo, evidente e consapevole, è “ti aiuto perché ti voglio bene”; il secondo, più subdolo e nella gran parte dei casi inconsapevole, è “ti aiuto, perché da solo non sei in grado, sei incapace”. Questo secondo messaggio è quello che, a livello psicologico, si incista nella mente del bambino, creando un autoinganno disfunzionale e una percezione di sé come persona incapace. Pertanto, la cosa migliore per creare ed incrementare la resilienza dei propri figli è proprio quella di costruire per loro, ogni giorno, un ostacolo da superare . Solo così, affrontando piccole difficoltà e scoprendo di essere capaci di superarle, il bambino crescerà con la percezione di sé come di una persona che è in grado di farcela.

Ci sono 3 aspetti importanti , da tenere presente, quando si parla di resilienza da un punto di vista strategico.

Ad esempio, Thomas Edison, il più grande inventore della storia (vanta ben 1.093 brevetti a suo nome, record ancora oggi imbattuto), non riusciva a trovare un materiale con cui poter costruire il filamento interno della lampadina, senza che questo si bruciasse all’accensione. Dopo circa 2.500 tentativi con materiali diversi, un giornalista gli chiese se dopo così tanti fallimenti non fosse il caso di lasciar perdere, ma lui rispose: “Io non ho fallito. Ho solo scoperto 2.500 materiali che non funzionano”. Prima di trovare la soluzione, cioè il filamento in tungsteno, Edison testò circa 5.000 materiali diversi.

Per concludere, vorrei raccontarvi un’ultima storiella.

Un contadino aveva un vecchio asino, che un giorno cadde in un pozzo ormai secco. L’asino piangeva a dirotto mentre il contadino cercava di tirarlo fuori dal pozzo. Ma, il contadino, non riuscendoci, decise di abbreviare le sofferenze dell’asino coprendolo di terra. Chiese aiuto ad altri contadini e tutti insieme cominciarono a riempire il pozzo.

Il povero asino, vedendo piovere zolle di terra scoppiò in un pianto irrefrenabile.

Poi il pianto cessò e quando il contadino trovò il coraggio di guardare in fondo al pozzo, con grande sorpresa, vide che l’asino era ancora vivo e, scrollandosi di dosso ogni palata di terra, la pressava e la utilizzava come un gradino. A ogni zolla di terra, saliva e si avvicinava al bordo del pozzo, dal quale alla fine riuscì a uscire con un ultimo balzo.

I contadini, allibiti, restarono a guardarlo mentre riprendeva a trottare felice.

Come l’asino, quando la vita ci butta in pozzi neri sta a noi cercarne di uscirne fuori utilizzando le stesse disgrazie capitateci. Per dirla con le parole di Nietzsche, .

MAI RIFIUTARE IL DOLORE
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Artisticamente Sacro
l'arte: melodia del mondo

il cavallo è solitamente compagno di tutti i santi cavalieri e ne segnala il ruolo e la forza.

Un caso singolare è rappresentato dalla MADONNA DELLE MILIZIE , patrona di Scicli, raffigurata a cavallo mentre difende la città da una invasione saracena. l’iconografia deriva proprio dall’apparizione avvenuta nel 1091.

MADONNA DELLE MILIZIE ,

SANT’AMBROGIO è raffigurato a cavallo nell’episodio della fuga da Milano, quando non voleva diventare vescovo.

SANT’AMBROGIO

SANT’ANTONINO PATRONO DI PIACENZA è raffigurato a cavallo in quanto cavaliere

SANT’ANTONINO PATRONO DI PIACENZA

SAN COSTANTINO IMPERATORE è raffigurato mentre cavalca, in quanto combattente e imperatore. la fama di combattente è sicuramente legata all’episodio del suo sogno e della sua conversione.

SAN COSTANTINO IMPERATORE

SANT’ELIGIO è raffigurato con accanto un cavallo o nell’atto di riattaccargli un piede. Del Santo infatti si narra che riattaccò un piede ad un cavallo dopo che il diavolo glielo tranciò per fargli torto. Secondo un’altra leggenda Cristo insegnò al santo come ferrare i cavalli posseduti dal demonio, staccandogli una zampa e poi miracolosamente riattaccandola.

SANT’ELIGIO

anche SANT’EUSTACHIO è raffigurato a cavallo mentre è intento alla caccia che lo porterà alla conversione. dinnanzi a lui sta il cervo con il crocifisso tra le corna.

SANT’EUSTACHIO

SANTI FAUSTINO E GIOVITA possono essere raffigurati a cavallo in quanto cavalieri.

SANTI FAUSTINO E GIOVITA

SAN GEMINIANO VESCOVO è raffigurato a volte su un fastoso cavallo bardato.

SAN GEMINIANO VESCOVO

SAN GIACOMO MAGGIORE APOSTOLO è raffigurato a cavallo come Matamoros. la leggenda vuole che apparve in testa alle truppe cristiane a Clavjio durantela reconquista dell’840 e in altre occasioni.

SAN GIACOMO MAGGIORE APOSTOLO

SAN GIORGIO MARTIRE è raffigurato a cavallo, mentre combatte un drago. Il tema del San Giorgio che uccide il male è molto diffuso e suo fedele compagno è spessissimo il destriero.

SAN GIORGIO MARTIRE

SANTA GIOVANNA D’ARCO la Pulsella d’Orleans può essere raffigurata a cavallo mentre guida l’esercito francese su mandato divino. La Santa combatte e risollevò il morale francese nell’estenuante guerra dei cent’anni.

SANTA GIOVANNA D’ARCO

SANT’IPPOLITO MARTIRE deve la presenza del cavallo nella propria iconografia sia all’assonanza con il nome che al martirio subito. Fu infatti legato mani e piedi a quattro cavalli lanciati in diverse direzioni.

Nell’immagine vediamo l’andamento di varie patologie all’aumentare dei consumi di zucchero nei Paesi occidentali, dal 1960 ad oggi (image credit: Petrolio, Rai1 “Zucchero amaro” 29/09/2016 )

Il consumo di zuccheri (specie se sono a più rapido assorbimento) stimola la produzione di insulina da parte del pancreas e, in risposta a livelli cronicamente elevati di glicemia e insulina, i tessuti diventano sempre meno sensibili all’insulina stessa. Questo modifica l’assetto metabolico verso una condizione di insulinoresistenza o pre-diabete.

stimola la produzione di insulina insulinoresistenza o pre-diabete.

Dello zucchero viene consentito il commercio, la vendita e soprattutto un impiego massiccio negli alimenti destinati all’ alimentazione dei bambini , nonostante questa sostanza abbia alle spalle centinaia di studi scientifici che mostrano come sia una sostanza da limitare nella dieta dell’uomo e annoverata tra le cause non soltanto della carie dentale ma di una nutrita serie di patologie come il diabete, l’obesità, i tumori, la cistite cronica, l’endometriosi, sindrome dell’ovaio policistico, e perfino le malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Le donne soffrono sempre più di cistiti ed endometriosi , perché sono assidue mangiatrici di zucchero e di cibi dolci. L’endometriosi nasce solitamente come una patologia legata al ciclo mestruale della donna e alla ovulazione, ma studi più recenti hanno dimostrato che le donne mangiatrici di dolci e zucchero hanno più episodi di endometriosi e hanno dolori e sintomatologia più aggressivi rispetto alle donne che impostano una dieta senza zucchero, tanto è vero che le raccomandazioni mediche a livello nutrizionale per il miglioramento della sintomatologia di questo disturbo prevedono la riduzione drastica o l’eliminazione dello zucchero.

cistiti ed endometriosi

Di seguito riportiamo alcuni esempi concreti di prodotti in cui figurano questi “zuccheri nascosti”, di cui noi consumatori siamo poco consapevoli.

Il primo esempio riguarda un latte vegetale di mandorle , a cui è stato aggiunto lo sciroppo d’agave, fino alla quantità di 28 grammi per litro (equivalente a circa 6 cucchiaini di zucchero per bottiglia), come potete constatare dai valori mostrati in foto:

latte vegetale di mandorle

Per quanto lo sciroppo d’agave sia uno zucchero del tutto naturale, estratto dalle foglie della pianta Agave, e sebbene sia conosciuto dai più come un’alternativa più salutare allo zucchero bianco perché non produce picchi glicemici come le altre varietà di zuccheri, in realtà contiene circa il 70-90% di fruttosio e il 30% di glucosio .

sciroppo d’agave contiene circa il 70-90% di fruttosio e il 30% di glucosio

E dati i pericolosi effetti di un consumo eccessivo di fruttosio, il nettare d’agave potrebbe essere peggio dello zucchero comune per la salute metabolica. È usato in molti “alimenti naturali” come barrette di frutta secca e cereali o yogurt dolcificati.

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